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La caccia alle foche

La caccia alle foche, il più grande e crudele massacro di mammiferi marini nel mondo, è ripreso con violenza e forte intensità. La caccia si aprirà nella terza settimana di Marzo, e comporterà la barbara uccisione dei cuccioli che nascono i primi del mese, vittime preferite dai cacciatori sia per la morbidezza del manto sia per la facilità di cattura. Questi piccoli ancora non sanno nuotare, per cui non hanno possibilità di fuggire davanti ai cacciatori, e le loro madri li difendono fino alla morte usando il proprio corpo come scudo. Per il governo canadese questi animali vengono uccisi in "maniera umanamente accettabile".

Canada, il massacro delle baby foche

La caccia alle baby foche era stata praticamente abolita nelle coste orientali del Canada 25 anni fa a causa delle proteste internazionali guidate dai gruppi ecologisti e di cui era stata testimonial in Europa l'attrice francese Brigitte Bardot. Le autorità canadesi hanno adesso fatto marcia indietro sostenendo che la caccia è necessaria anche dal punto di vista degli equilibri ambientali e verrebbe condotta con metodi che rispettano i malcapitati animali da pelliccia. Impressionati dalle immagini delle baby-foche massacrate a colpi di mazza e spellate vive, gli Stati Uniti avevano messo al bando le pellicce di foca nel 1972. Il ritorno in auge delle pellicce sulle passerelle degli stilisti di moda ha cambiato le carte in tavola.

È nel Golfo del San Lorenzo, tra le isole di Maddalena, Terranova e Labrador dove le foche dell'Artico si vengono a riprodurre a fine inverno che la caccia si svolge. La pelle è tuttora il prodotto più ricercato e deve essere strappata all'animale entro i primi mesi di vita perchè mantenga il pregiato colore bianco. Il suo prezzo è raddoppiato negli ultimi due anni e ha trovato nuovi mercati di sbocco in Polonia, Cina, Russia. La caccia, ha sostenuto il governo canadese, è adesso condotta sulla base di severi regolamenti e molte foche verrebbero uccise con colpi di arma da fuoco, non prese a bastonate.

Le foche canadesi ascoltate dal Consiglio d'Europa

Negli ultimi cinque anni organizzazioni internazionali per la difesa degli animali hanno filmato e documentato più di 660 violazioni della legge canadese: ad oggi nessun cacciatore è stato condannato per alcun reato. La LAV, la principale associazione animalista in Italia, testimone di alcune battute di caccia in Canada nel marzo 2004, ha assistito al massacro illegale di cuccioli dal pelo ancora bianco, con meno di 12 giorni di vita e di foche scuoiate ancora vive.

Uno dei falsi alibi avanzati finora dal Governo del Canada per giustificare la caccia alle foche riguardava l'effetto negativo che queste avrebbero sulle scorte di pesce, ma appena il 3% dell'alimentazione della foca è composta da merluzzo atlantico e, soprattutto, la foca si ciba anche di predatori del merluzzo. Alcuni scienziati temono addirittura che lo sterminio delle foche possa impedire il recupero delle riserve di pesce nei fondali.

Greenpeace contro la caccia alle foche

Greenpeace, che si oppone alla caccia commerciale dei mammiferi marini, nel marzo del 2005 ha stilato il rapporto "Canadian Seal Hunt: No Management and No Plan", che dimostra come le motivazioni addotte dal Governo Canadese per giustificare la caccia commerciale alle foche siano superficiali, incomplete e totalmente datate. Nel rapporto si può leggere, fra l'altro, che:

  • Le omissioni sul reale numero di foche cacciate rendono le quote diffuse da Dipartimento degli Oceani e della Pesca (DFO) canadese scientificamente indifendibili.

  • Il numero di foche che è consentito cacciare non tiene conto degli animali uccisi illegalmente, di quelli abbandonati perché la pelliccia è danneggiata, ecc. ecc.

  • Il piano canadese di gestione della popolazione di foche si basa sulla convinzione che non ci saranno cambiamenti nei fattori biologici e ambientali nel breve e nel lungo termine. Una premessa decisamente discutibile visti i cambiamenti climatici.

  • Le stime si basano su un censimento della popolazione di foche che avviene ogni 5 anni. Ma, poiché la caccia commerciale riguarda i cuccioli di foca questo rende prive di senso le basi su cui poggiamo la conservazione e il monitoraggio del Dipartimento degli Oceani e della Pesca (DFO).

La LAV, testimone sui ghiacciai del Canada dell'ennesima strage di foche, denuncia la crudeltà di questa attività dai risvolti economici internazionali, attraverso le immagini inedite delle ultime battute di caccia: foche scuoiate ancora vive, cuccioli massacrati a colpi ripetuti di hakapik, cacciatori ben organizzati con numerose e attrezzate navi e motoslitte.

Anche quest'anno nessuna traccia degli indigeni Inuit che - secondo il Governo canadese - praticherebbero la caccia a scopo di sostentamento. In realtà in Canada il numero di foche uccise dalle popolazioni autoctone, è una frazione insignificante del totale delle uccisioni praticate per il commercio internazionale delle pelli, dell'olio e del grasso di foca.

L'Italia è il secondo maggiore Paese europeo coinvolto nel commercio di prodotti di foca dopo la Danimarca. Per arginare questo massacro, è importante che il Governo italiano faccia la sua parte decidendo di vietare ogni commercio di prodotti di foca, grezzi e finiti, evitando così di continuare ad avere un suo peso economico nel nuovo piano triennale di foche da uccidere, che il Governo canadese si appresta a stabilire. Gli Stati che finora hanno assunto ufficialmente una posizione contraria al commercio di prodotti derivati da questi animali, sono gli Stati Uniti, il Belgio e la Gran Bretagna.

La caccia alle foche in Norvegia

Gli ambientalisti britannici insorgono contro i safari tra i fiordi a caccia di foche offerti da agenzie di viaggio norvegesi a turisti stranieri in cerca di forti emozioni. Il lancio di questo tipo di pacchetti vacanze segue la recente decisione del governo norvegese di aumentare la quota massima di esemplari di cuccioli di foca che possono essere uccisi ogni anno allo scopo, dicono a Oslo, di mantenere un equilibrio tra la popolazione di foche e la fauna ittica.

La caccia alla foca è una tradizione in Norvegia da migliaia di anni, ma la pratica era stata fortemente ridotta negli ultimi anni, da quando il governo aveva imposto una quota massima di 1.200 esemplari da abbattere ogni anno. Tuttavia, a causa delle pressioni esercitate dai pescatori secondo i quali le foche sono responsabili del declino delle risorse ittiche, il governo ha recentemente aumentato la quota a oltre 2.000 esemplari all'anno. Secondo gli animalisti però sarebbe stata la pesca eccessiva e non le foche, ad aver causato il profondo declino della fauna ittica nelle acque norvegesi. Le proteste degli ambientalisti sembra abbiano fatto breccia in alcuni ambienti governativi di Oslo preoccupati che i safari fra i fiordi abbiano un impatto negativo sull'immagine generale dell'industria turistica del Paese. ''Questo di certo non è il modo in cui ci piace essere dipinti all'estero'', ha riconosciuto Eirik Bergesen, consigliere dell'informazione del ministero degli esteri norvegese.

Nonostante i dubbi e le proteste però i turisti potranno prendere parte a quello che da anni i gruppi ecologisti definiscono come ''un brutale macello''.

NorSafari, una delle società che organizzano i safari tra i fiordi, offre, oltre all'opzione di un giorno di caccia per 170 euro, anche un pacchetto di quattro giorni al costo di 985 euro con inclusi nel prezzo vitto e alloggio in albergo, la garanzia di uccidere almeno due cuccioli e di prendere parte al taglio ed alla conservazione delle carcasse degli esemplari catturati.

Nonostante le proteste, per la popolazione locale la caccia alla foca fa parte della propria cultura. ''Vogliamo attrarre persone interessate alla caccia, non persone che vengono soltanto per sparare all'animale. La tradizione qui in Norvegia è che noi uccidiamo la foca per mangiare, per noi è cibo'', ha detto Kjetil Kristoffersen, direttore dell'agenzia turistica Polar Events.

''I turisti dovrebbero essere incoraggiati a apprezzare e proteggere gli animali selvatici nel loro habitat naturale anziché ucciderli'', ha ribattuto Gill Sanders, dell' International Fund for Animal Welfare.

Aurora Schinetti
1ª Media Sezione G - Sc. Media Statale C. Nigra

Da http://www.regione.piemonte.it/parchi/junior/art/cacciafoche.htm