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Le verità del circo I circhi e gli spettacoli viaggianti che usano gli animali in situazioni goffe, ridicole ed innaturali hanno fatto il loro tempo. L'opinione pubblica, in modo sempre crescente, si rende conto della tristezza e dello squallore delle situazioni forzate alle quali vengono sottoposti gli animali del circo. I bambini possono anche trovare immediatamente divertente un animale costretto ad esercizi innaturali per la sua specie e ad atteggiamenti umanoidi ma, sicuramente, non ne trarranno alcun beneficio, né sotto l'aspetto pedagogico e didattico-culturale, né per quanto concerne lo sviluppo della propria sensibilità. Anzi l'animale al circo, sottoposto al volere umano, all'imposizione coercitiva dell'addestramento, al ridicolo, crea nel bambino un'ottica totalmente distorta e totalizzante del rapporto uomo-animali. Al circo si insegna ai bambini che gli animali sono giocattoli viventi, che non meritano rispetto e che non hanno una dignità propria. L'animale al circo esiste solo in quanto è buffo, "addobbato" come un uomo ed in quanto fa ridere ma non esiste in sè, con le proprie peculiarità e necessità, e con il proprio bisogno di libertà. Il circo con animali ricorda alcune tristi abitudini medioevali ancora in voga fino a pochi decenni fa nel nostro Paese, quando si storpiavano e si menomavano sin da piccoli bimbi sani per mandarli a chiedere l'elemosina, suscitando l'emotività della gente. l procacciamento degli animali dei circhi avviene con metodi brutali nei Paesi tropicali. Animali in via d'estinzione, gorilla, scimpanzé, elefanti, vengono catturati da piccoli, uccidendo i genitori, ed importati, in deroga alla convenzione di Washington (si veda la legge 7 febbraio 1992, n. 150, modificata con decreto-legge 12 gennaio 1993 n. 2), nei Paesi europei. I cuccioli vengono addestrati con metodi violenti e brutali. Si vuol far credere che gli animali del circo sono bravi, intelligenti, "umanizzati" e che si divertono. Le loro esibizioni sono invece il risultato di una violenza continuata che comincia con la cattura traumatizzante e prosegue con la domatura feroce che ne annienta la volontà; l'addestramento alienante, le punizioni spietate ad ogni piccolo sbaglio, la detenzione a vita negli angusti carri da trasporto, la destinazione al macello alla fine della "carriera". L'animale da circo deve diventare un automa, non può permettersi di sfidare il padrone o fare un passo falso. L'animale che commette il minimo errore imparerà ad ubbidire nel modo più duro possibile, le punizioni saranno esemplari, impossibili da dimenticare. Alcuni non imparano mai, la loro volontà non può essere piegata, così muoiono per le ferite o, semplicemente, di inedia perché non riescono più a mangiare. Nel lungo periodo necessario per piegare la volontà di un animale si arriva anche a togliergli acqua e cibo, "alla lunga - ha affermato un domatore - devono assecondare l'uomo o morire".
Alcuni,
forse i più fortunati, scelgono la morte.
Secondo
l'etologo Desmond Morris il sorriso
dello scimpanzé è una smorfia di ansia e di
tensione.
La
teoria secondo la quale l'animale "da spettacolo" è
addestrato con amore e pazienza è una bestemmia etologica.
L'animale ha comunque un forte istinto e caratteristiche
peculiari ad ogni specie. Impossibile "umanizzarlo"
alla perfezione. Il gorilla anche se tenuto sin da piccolo in
famiglia ed addomesticato, mantiene sempre il suo vivo senso di
libertà ed autonomia che lo porterà ad essere
competitivo, se non addirittura antagonista, con l'uomo che lo
vuole comandare. E' evidente che i casi e le testimonianze riportate non riguardano la totalità dei casi e degli spettacoli viaggianti, ma quella segnalata è una triste e cospicua realtà che accomuna quasi tutti i circhi che usano animali. Simili brutalità, in Italia, non vengono passivamente accettate e molti sindaci e presidenti di circoscrizioni (ultima in ordine di tempo quella di Ostia) vietano l'attendamento sui propri territori degli spettacoli viaggianti con animali. Ovunque s'attendi un circo c'é gente pronta a contestare ed a manifestare, da Bari a Milano. Oltre alla crescente indignazione della pubblica opinione per il trattamento riservato agli animali nei circhi bisogna tenere in debita considerazione il decreto-legge n. 2 del 1993 di modifica della legge 7 febbraio 1992, n. 150, in materia di commercio e detenzione di esemplari di fauna e flora in via d'estinzione. Spesso i circhi, che godono della più totale deregulation, sono i veicoli di un commercio clandestino ed abusivo delle suddette specie. La recente scelta del circo di Paride Orfei di non fare impiego alcuno di animali nei propri spettacoli attesta, rinnova, ed onora l'antica e primordiale caratteristica storica dell'arte circense, quella dei saltimbanchi, dei prestigiatori, dei contorsionisti, dei mimi e dei pagliacci. Questo è il vero circo, che fu poi distorto con l'introduzione degli animali negli spettacoli, atti a suscitare la facile curiosità del pubblico per quelle specie e razze strane ed esotiche.
Il
circo "ecologico", ma sarebbe meglio dire "rispettoso
e pedagogico", di Paride Orfei, trova vita dura nel
rapporto con le istituzioni, essendo attivamente boicottato. "Noi
lo diciamo subito che non vedranno né tigri né
elefanti e gli spieghiamo il perché, i bambini capiscono,
accettano e si divertono un mondo" ha dichiarato di recente
Paride Orfei.
All'articolo
2 é fatto divieto di ingresso in Italia ai circhi
stranieri, qualora siano muniti di animali da
spettacolo. Da http://www.camera.it/_dati/leg13/lavori/stampati/sk0500/relazion/0370.htm Firma la petizione OIPA per l'abolizione dell'uso di animali nei circhi |