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L'italiana
che nuota tra gli squali
IL
GIORNALE 24
LUGLIO 2006
L’italiana
che nuota tra gli squali e li ipnotizza con coccole e
carezze
Nino
Materi
Quando
Claudia era piccina e la mamma le raccontava la storia del
«pescecane» che aveva inghiottito Geppetto e
Pinocchio, lei non aveva mai paura per il burattino né per
il babbo falegname. Infatti Claudia sapeva - anzi, sentiva - che
dei pesci ci si può fidare: anche di quelli che godono di
una pessima fama, come appunto i pescecani. Ragion per cui
Claudia Capodarte - una volta diventata grande - ha dedicato la
sua vita allo studio di queste creature del mare che, nei titoli
dei film, vengono spesso abbinate alle parole «killer»
o «assassine». Basti pensare alla saga
cinematografica di Lo squalo, Lo squalo 2, Lo squalo 3 e Lo
squalo 4: la vendetta. Pellicole che Claudia, romana, 44 anni,
documentarista, non è mai andata a vedere, preferendo
regalarci storie dai contorni fin troppo idilliaci.
Titolo
della sua ultima «favola»: «La lady-squalo che
coccola i predatori del mare»; sottotitolo: «La
coraggiosa immersione di una sub italiana, protetta solo da una
muta stile medioevo». Claudia, di ritorno da Grand Bahama
(l'isola più grande delle Bahamas), ha raccontato all'Ansa
come è riuscita a «coccolare» gli squali nel
Mar dei Caraibi: «Le carezze li mandano in estasi, si
rilassano, è come se entrassero in trance» sostiene
la Capodarte che, al momento dell'«incontro ravvicinato»,
indossava una speciale maglia di acciaio.
Cliccando il
cognome «Capodarte» sul motore di ricerca Google, si
scopre che Claudia è una specialista nei tête-à-tête
con gli animali marini. Qualche tempo fa ha vissuto dieci giorni
nelle acque di fronte all'isola di Rurutu con una balena
megattera appena nata. Pure in quella occasione si compì
il miracolo: «La piccola balena appena vedeva immergersi
Claudia le andava incontro per giocare, dedicandole evoluzioni e
piroette sotto l'occhio vigile della madre». Insomma, in
questo campo, la Capodarte è recidiva. Ma una cosa sono le
balene e un'altra sono gli squali, almeno certe specie di squali:
il Carcharhinus Perezi (detto «dormiente») non è
forse tra i più famelici, ma sicuramente non è
buono come il delfino Flipper.
«Il minimo che ci si
aspetta da un simile faccia a faccia è di finire in
polpette; e invece d'incanto i temibili pescioni fanno gli occhi
“dolci” e si sbrodolano in effusioni, lasciandosi
accarezzare pigramente - è la soave descrizione fatta da
Claudia -. Sembra impossibile, eppure si scopre che perfino i
“cattivi” degli oceani amano giocare e sono capaci di
scherzare con l'uomo». La novità di questo
«contatto diretto» è che per la prima volta ha
avuto luogo senza la tipica gabbia che di solito separa i
subacquei dai «predatori degli abissi». «Ho
indossato una maglia a prova di morso, non si sa mai - spiega la
documentarista subacquea -. La protezione è stata
realizzata appositamente per i denti degli squali che nuotano
nelle acque delle Bahamas, i Carcharhinus Perezi. La muta in
acciaio assomiglia molto a quelle che si usavano nel Medioevo».
E proprio questa maglia sembra fare da «richiamo» per
«l'ora delle coccole».
«Vengo da tante
esperienze - dice Capodarte - ma emozioni così non le
avevo mai provate e soprattutto mai potevo immaginare che gli
squali potessero avere questa indole. Ero in piedi sul fondo, a
14 metri e gli squali cominciavano ad arrivare. Mi venivano tutti
incontro. I carcharhini dei Caraibi sono massicci, sono lunghi
anche tre metri e mezzo e sono i diretti cugini dello squalo
bianco, quindi lascio immaginare il mio stato
d'animo...». «All'inizio vederli sfrecciare così,
a pochi passi da me e in mare aperto senza gabbie di protezione,
be', sì, è stato un momento di paura, un momento
estremo ma unico - racconta Claudia -, mi venivano dritti
all'altezza della pancia, poi mi hanno spiegato che volevano
semplicemente le carezze o si aspettavano un bocconcino, cioè
un piccolo premio in cibo, come se fosse un cioccolatino».
A
questo punto Claudia si lancia in un'interpretazione che sarebbe
piaciuta a Fedro (quello delle favole con gli animali
protagonisti, non quello del Grande Fratello, ndr): «Non
era un “cioccolatino”, cioè un piccolo pesce o
altro cibo che volevano, ma solo carezze e coccole. Come se mi
avessero scelta, se sentissero un richiamo amichevole da parte
mia. Arrivavano a decine e decine e alla fine mi sono ritrovata
in mezzo a una cinquantina di squali. Il rumore dell'acqua che
spostavano era pazzesco, inquietante. C'erano anche femmine
incinte, grossissime. Poi li ho presi per il muso e ho cominciato
ad accarezzarli. La cosa straordinaria è che queste
carezze li mandano in estasi. Si rilassano tutti ed entrano in
una specie di trance. Sono arrivati fino quasi a strusciarsi
sulla mia muta. Uno si è girato e si è messo
addirittura a pancia all'aria. Lì ho capito che anche gli
squali sono capaci di giocare».
Ma perché le
carezze piacciono tanto agli squali? «La spiegazione sta
nel fatto che i predatori del mare - assicura Claudia, citando
gli esperti che l'hanno seguita nella sua avventura - sul muso
hanno dei sensori sensibilissimi, una sorta di radar che consente
a questi predatori di identificare cosa hanno di fronte e di
avere delle percezioni». E proprio grazie a questi sensori
che gli squali riescono a distinguere le prede. «Non
attaccano l'uomo - conclude Claudia - e quando attaccano
significa che hanno agito in situazioni particolari». Tanto
particolari che nessuno, finora, è riuscito mai a
comprenderle. Lo farà Claudia?
FONTE:http://www.bairo.info

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