|
Strigiformi
Strigiformes
Da
Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gli
Strigiformi (Strigiformes) sono un ordine di Uccelli diffusi in
tutte le regioni temperate, comprendente il gufo, l'allocco e
l'assiolo.
Morfologia
e anatomia comparata
Sebbene
erroneamente associati ai rapaci, gli Strigiformi non somigliano
per nulla agli eleganti e possenti predatori diurni; possiedono
infatti una testa proporzionalmente molto grande rispetto al
resto del corpo, sorretta da un collo quasi indistinto, hanno
struttura tozza e coda breve, oltre a un piumaggio lungo, soffice
e leggero che ne magnifica le reali dimensioni.
Tutti
questi caratteri contribuiscono a dare agli Strigiformi un
aspetto goffo e nello stesso tempo massiccio. La testa larga e
arrotondata porta un becco solo apparentemente breve, perché
fortemente incurvato e quasi del tutto nascosto fra le penne, ma
forte e possente, abbastanza rilevato in rapporto al cranio e
alla gola, mobilissimo e munito alla base di cera, sul cui
margine anteriore si aprono le narici, di solito imperforate e
circondate da vibrisse erettili.
Particolare
interesse rivestono anche, nel capo degli Strigiformi, gli occhi,
molto grandi e rotondi. Essi sono in posizione frontale, aperti
in avanti - a differenza di quanto accade negli altri uccelli - e
collocati in una vasta cavità orbitale circondata da piume
erettili. Queste, erigendosi a ventaglio, ricoprono da un lato la
base del becco e dall'altra l'orifizio auditivo, marginato da una
plicatura cutanea in forma di mezzaluna, che funge in un certo
senso da padiglione. Tale plicatura interessa tutta la regione
posteriore del capo e, girando attorno al globo oculare,
raggiunge la lunghezza di 3-4 cm, mentre i suoi due margini
possono ravvicinarsi e costituire una vera e propria valvola di
chiusura al condotto auditivo. Lungo i margini della fenditura,
assai mobile, si trovano spesso piccole piume arrotondate, di
colore chiaro o comunque vivace, che, unitamente a quelle che
circondano l'occhio, formano il cosiddetto disco facciale
perioftalmico o auricolare, che assume particolare evidenza
soprattutto nel barbagianni.
Il
tronco degli Strigiformi, contrariamente a quanto appare a prima
vista a causa del volume del piumaggio rigonfio, non è in
realtà molto robusto: si consideri che le penne della
gola, invece di essere accostate come nella maggior parte degli
uccelli, sono diritte e inserite perpendicolarmente alla pelle,
così che la loro estremità sfiora quasi l'apice del
becco.
Le
ali sono grandi, larghe e arrotondate, con undici lunghe
remiganti munite di una dentellatura costituita dalle barbe
rovesciate. Gli arti sono assai robusti, forniti di cinque dita,
di cui quello esterno reversibile in ogni direzione, tutte armate
di unghie lunghe, sottili, fortemente incurvate e molto
acuminate; tarsi e dita sono quasi sempre rivestiti da piume
lanose, che talvolta nascondono anche le unghie.
Il
piumaggio è fondamentale, perché esso ncide
notevolmente sul loro aspetto esteriore: esso è lungo,
molle e setoso - assai diverso come costituzione da quello dei
rapaci veri e propri - con la superficie esterna delle penne
rivestita da barbule sottili come piumini, inserite spesso
perpendicolarmente e con frequenti zone erettili.
L'anatomia
comparata reca diverse interessanti caratteristiche: il cranio è
di tipo schizognato con tendenza desmognata; la cavità
orbitaria è eccezionalmente allargata e con piccole ossa
lacrimali; i processi maxillopalatini sono spugnosi; le vertebre
cervicali sono 14, mentre lo sterno ha, secondo la specie, 2 o 4
profonde intaccature; la struttura ossea manca di spina interna.
I
caratteri, in base ai quali è stata operata la
suddivisione dell'ordine in famiglie, sono poco appariscenti, ma
di grande importanza: negli strigidi, infatti, i dischi facciali
non sono sempre completi, ma in ogni caso sempre bene distinti
l'uno dall'altro e completati nel loro contorno da ampi ciuffi
erigibili; la plicatura circumauricolare è inoltre
completamente chiudibile, fino a rappresentare un vero e proprio
opercolo. In questa famiglia, le ali appaiono in genere molto più
brevi della coda, arrotondata e tronca, mentre le ghiandole
sebacee sono completamente nude. Tali caratteri generali
distinguono gli Strigidi dai Titonidi, nei quali i dischi
facciali si fondono a costituire un unico cerchio cordiforme e
assai ampio, in mezzo al quale è visibile il becco. La
coda è leggermente graduata, quasi ricoperta dalle lunghe
ali. L'unghia del dito medio ha il margine interno pettinato, e
le ghiandole sebacee sono rivestite da filopiume.
Riproduzione
Gli
Strigiformi eleggono a dimora le depressioni del terreno, il cavo
di un albero o di una roccia; in alternativa,
si rifugiano in vecchi ricoveri abbandonati da altri uccelli.
Tuttavia, non si può dire che essi costituiscano un vero e
proprio nido, poiché le uova, bianche e quasi sferiche, in
numero variabile da 2 a 10, vengono deposte semplicemente nel
fondo della cavità prescelta. Di solito si occupano della
cova sia i maschi che le femmine, e l'incubazione ha inizio con
la deposizione del primo uovo. I piccoli nascono rivestiti da un
piumino folto e più o meno picchiettato, che costituisce
la livrea giovanile. I giovani lasciano il nido nel corso della
seconda muta e appaiono sin da subito molto voluminosi a causa
della leggerezza del loro piumaggio.
Ecologia
ed etologia
La
maggior parte degli Strigiformi ha abitudini esclusivamente
notturne e ogni loro organo recettore è adatto in maniera
perfetta alla vita nell'oscurità: l'udito è infatti
molto sviluppato e ancora più potenziato dall'ampiezza e
dalla conformazione degli orifizi auricolari; l'occhio, allungato
in guisa di telescopio a grande obbiettivo e atto a vedere nelle
tenebre, è però del tutto immobile, così che
il campo visivo è ridottissimo e non raggiunge i 180°;
a ovviare a tale inconveniente sta, per contro, la particolare
struttura della colonna vertebrale, che permette al capo di
ruotare di oltre 270°, senza che il tronco compia alcun
movimento; l'occhio è inoltre capace di captare e ampliare
i più deboli raggi di luce, anche se, come sembra,
l'animale non è in grado di percepire i colori.
Quasi
tutti gli Strigiformi trascorrono la loro giornata di riposo
nascosti in luoghi tranquilli e appartati, da cui escono solo
dopo il tramonto. La loro alimentazione è costituita in
prevalenza da roditori e grossi insetti, più di rado da
uccelli, rettili o anfibi. Le prede più piccole vengono
deglutite intere, poiché questi rapaci usano rigettarne le
parti indigeribili in un bolo compatto e ovoidale. Quando il
boccone giunge nel gozzo, viene frantumato con movimenti
elicoidali, e, mentre le materie assimilabili sono dissolte dai
succhi gastrici, i residui vengono raggruppati e compressi per
essere poi espulsi al termine della digestione, vale a dire tre o
quattro ore dopo il pasto e immediatamente prima dell'assunzione
di altro cibo.
I
loro sistemi di caccia sono gli stessi di quelli dei rapaci
diurni, cui questi uccelli delle tenebre non sono secondi neppure
nel volo, rapido, potente, ma silenziosissimo, in virtù
delle molli barbe delle remiganti che ne attenuano il fruscio.
Queste sono, in linea di massima e con le variazioni proprie
rilevabili nelle diverse specie, le abitudini degli Strigiformi,
animali solitari, silenziosi e p iù
utili che dannosi, sia all'ecosistema che all'uomo.
Diffusione
e classificazione
L'ordine
degli Strigiformi è distribuito in ogni parte del mondo e
viene suddiviso in due famiglie attuali (Strigidi e Titonidi) e
in quella estinta dei Protostrigidi. La prima famiglia, che
comprende fra i rappresentanti più noti i gufi, le civette
e i chiù, è ripartita in 27 generi e 134 specie; è
cosmopolita nel suo complesso, ma i singoli generi sono
nettamente localizzati. Sotto il profilo paleontologico, gli
Strigidi fossili si fanno risalire all'Oligocene d'Europa e al
Miocene del Nordamerica. I Titonidi, la seconda famiglia
dell'ordine, sono anch'essi diffusi su quasi tutta la Terra, a
eccezione di alcune zone temperate dell'Asia e di alcune regioni
fredde del settentrione, e comprendono due generi e una
quindicina di specie; i loro fossili non sono reperibili prima
del Pliocene. La famiglia dei Protostrigidi conta il solo genere
Protostrix e quattro specie dell'Eocene del Nordamerica.
|